Julie
Aurora
la Prof
Klaus
l'Ispettrice
Angelica
NASA
Dopo gli eventi di AMY, il sogno di Milo, nella scuola, un misterioso sistema di valutazione basato su premi e punizioni viene introdotto dall’Ispettrice e dal suo enigmatico collaboratore Klaus. Ciò che inizialmente appare come un semplice progetto educativo rivela progressivamente la propria natura: un sofisticato meccanismo di controllo dei corpi, delle scelte e infine delle coscienze.
Quando Julie scopre per caso un vecchio progetto nascosto da Milo, capisce che il suo amico stava lavorando a qualcosa di ancora più ambizioso (e pericoloso) di AMY: una tecnologia capace di mettere in connessione le menti. Con l’aiuto di Aurora e di alcuni amici, decide di completare il progetto, convinta che possa diventare uno strumento di libertà e di comunicazione al riparo dal controllo sempre più invasivo esercitato dalla scuola.
Quando il prototipo di Milo cade nelle mani sbagliate, il sistema si evolve verso una forma di sorveglianza totale che però produce conseguenze inattese, aprendo una crepa nel progetto stesso di dominio.
Tra fantascienza, thriller psicologico e riflessione filosofica, L’ombra di Milo (Connessioni remote) esplora il tema dell’assenza come eredità viva e quello del controllo nell’epoca delle tecnologie neurali. Muovendosi idealmente tra le intuizioni di Michel Foucault sul disciplinamento dei corpi, e quelle di Byung-Chul Han sulle nuove forme di seduzione e auto-sorveglianza delle menti, il film si interroga sul confine sempre più sottile tra connessione e controllo, libertà e obbedienza.
Abbiamo cercato di rispondere alle aspettative, che erano arrivate da più parti, di dare un seguito al primo film. C’era però il problema che gli attori principali non erano più a scuola, Enea in particolare, era Milo, e nessuno avrebbe potuto sostituirlo.
È nata così l’idea di lavorare intorno all’assenza di Milo e alla sua eredità. Ci è piaciuta la sfida di costruire un film intorno a un personaggio che è fuori scena (o-sceno direbbe Carmelo Bene) ma che continua a lasciare un segno nei luoghi e nella vita degli altri.
«Tutte le volte che udrà il rumore del segnale,
il buon allievo
si immaginerà di udire la voce del maestro
o piuttosto la voce di Dio stesso che lo chiama per nome.
Dirà allora dal fondo dell’anima:
Signore, eccomi»
Si tratta di una frase dal libro "Sorvegliare e punire" del filosofo francese, che traccia la storia del controllo delle persone da parte dei sistema di potere (il re, la nazione, l'istituzione...) tramite il controllo dei loro corpi, che avviene spesso col metodo dei premi e delle punizioni.
Il filosofo coreano spinge il ragionamento di Foucault verso il sistema controllo, non solo dei corpi “docili”, ma delle menti, attraverso meccanismi di seduzione.
La scena finale di AMY, dedicata a Tesla, parlava della possibilità di trasmettere il pensiero. Milo prendeva appunti. Dopo il fallimento del tentativo di modificare il comportamento umano attraverso la chimica, si aprivano nuove prospettive. AMY si chiudeva lasciando intravedere le possibilità offerte da una tecnologia potenzialmente ancora più pericolosa che MILO si accingeva a cavalcare, animato da una nuova utopia, con il coraggio e l'incoscienza che lo contraddistingue.